Come difendersi dal sequestro di conti bancari e titoli e valori?

Come difendersi dal sequestro di conti bancari e titoli e valori?

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Oggigiorno, la possibilità di cadere rapidamente in povertà è abbastanza reale. Con la fine del segreto bancario con la scusa di combattere il terrorismo, il traffico di droga e armi, e più in generale le mafie e le organizzazioni criminali, abbiamo visto che, in molti casi, le misure di embargo dei conti correnti portano alla morte bancaria, alla insolvenza economica di persone, aziende e persino degli Stati, data la impossibilità di difendersi in un processo giusto. Un embargo è un sequestro di beni ai sensi di legge, ma cosa succede se la legge viene erroneamente applicata? Cosa succede se d’improvviso ci ritroviamo in povertà, senza soldi per pagare gli avvocati o per sostenere la famiglia? E, nel peggiore dei casi, che succede se un governo non può pagare i suoi debiti?
I conti bancari sono i primi attivi che un creditore attaccherà quando cercherà di recuperare gli importi dovuti.

Le criptovalute sono denaro o un asset?

Il rischio che il denaro di una persona, di una società e persino di uno stato venga sequestrato può portare a "morte economica" e ci sono molti i casi documentati di abusi e ingiustizie in tutto il mondo. Questo ci porta a pensare come si può mantenere il capitale e gli asset?
Gli Immobili, oro e altri metalli preziosi, pietre preziose e persino beni artistici sono facilmente attaccabili; ma lo stesso non succede con le criptovalute. La volatilità è un'arma a doppio taglio per le criptovalute. Da un lato, è uno dei principali vantaggi che gli investitori identificano e, allo stesso tempo, uno dei più forti rischi, poiché l'interesse per i criptoattivi diminuisce a causa del calo dei prezzi.
L'enorme crescita registrata dal prezzo Bitcoin alla fine del 2017 ha fatto sì che non pochi diventassero rapidamente milionari e da lì molti investitori individuali hanno deciso che valeva la pena investire denaro in quella criptovaluta, il cui valore è poi sceso a 1/5 del suo valore massimo. Secondo numerosi esperti, l'elevata volatilità delle criptovalute era il risultato della fiducia degli investitori nel momento della cosiddetta "sindrome dell'adozione", in cui la percezione del valore di un bene si basa principalmente sulle aspettative sulla sua adozione da parte della comunità.
Le percezioni tendono ad essere molto più volatili per un asset digitale rispetto alle attività tradizionali come oro, proprietà immobiliari, profitti aziendali o valute supportate da una banca centrale.
Un dettaglio che dovrebbe essere chiaro su questo tema: se le persone e le aziende entrano nel mondo delle criptovalute quando il mercato è al suo punto più alto, per usare quella volatilità verso l'alto, allora devono essere pronti a sopportare la caduta quando il mercato ha una tendenza al ribasso.
La volatilità causa paura ad alcuni investitori, quindi. Al fine di evitare inquietudini per i propri beni, preferiscono investire i loro fondi in attività più stabili, come l'oro, le obbligazioni emesse dai governi e persino i contanti. Per quanto riguarda l'oro, di solito il prezzo va in direzione opposta alle criptovalute. Mentre i criptoattivi precipitano, le vendite di oro si moltiplicano.
I titoli di stato sono spesso visti come beni rifugio dato che i paesi sono spesso finanziariamente più sicuri rispetto alle società e più stabili rispetto alle criptovalute. Nel frattempo, gli investitori si precipitano a incassare quando cadono i prezzi dei criptoattivi, poiché è più facile vendere la valuta digitale che è molto più liquidabile e che può essere utilizzata nella vita di tutti i giorni.
Sfortunatamente, oro, obbligazioni, denaro e altri titoli sono facilmente sequestrabili perché, in generale, sono custoditi in un luogo noto.
Perché molte persone continuano a investire in criptovalute? Le criptovalute sono difficili da sequestrare e generalmente non sono soggette a controlli da parte di autorità o governi. Inoltre, permettono fare operazioni economiche senza dover utilizzare le banche che sono controllate dai grandi gruppi finanziari. A livello di investimento, da una parte, ci sono speculatori a breve termine; ma, soprattutto, ci sono quelli che credono che, a lungo termine, le criptovalute saranno il mezzo di scambio e le riserve di valore universali che sostituiranno le monete tradizionali.
Tutto questo ci porta alla conclusione che il sistema bancario internazionale, controllato dai grandi gruppi di potere, non sia del tutto sicuro per cui le persone, le imprese e persino alcuni Stati sono arrivati a pensare che sia meglio mantenere la liquidità con le criptovalute, al punto che già nove paesi hanno in programma di lanciare proprie criptovalute di stato.
Non è un caso che nella lista dei paesi che promuovono il lancio delle proprie criptovalute, appaiono quelli che hanno avuto forti discrepanze con quelli che controllano i mercati finanziari, come gli Stati Uniti per esempio.
L'obiettivo delle criptovalute di stato è principalmente quello di eludere le sanzioni internazionali, sebbene siano anche usate per sostituire l'uso del denaro e promuovere l'enorme adozione di criptovalute.
Il caso più noto è quello del Venezuela con il governo di Nicolás Maduro (ora non riconosciuto da Washington e da altri paesi della regione). Una delle misure promosse da Caracas è stata la creazione della criptovaluta chiamata "Petro", associata al valore totale delle riserve petrolifere venezuelane che ha una quotazione uguale al prezzo di un barile di petrolio venezuelano.
Un altro che ha optato per una criptovaluta è stato l'Iran. Teheran cerca di facilitare il trasferimento di denaro da qualsiasi parte del mondo e di eludere le sanzioni imposte dagli Stati Uniti. La Russia ha detto che sta lavorando alla sua criptovaluta, anche se non la ha ancora lanciata sul mercato. Il fine del cryptorublo è che Mosca possa effettuare trasferimenti con i suoi partner commerciali in tutto il mondo, indipendentemente dalle sanzioni imposte dall'Unione Europea e dagli Stati Uniti.
La Svezia è uno dei paesi con meno contante in circolazione. Lì la Banca centrale vuole creare una criptovaluta nazionale, chiamata e-krona che sarebbe equivalente alla valuta corrente del paese, ma che dovrebbe essere usata per piccole transazioni tra consumatori, aziende e autorità. Dato che la Svezia non fa parte della zona euro, non ha alcun problema con la Banca centrale europea che ha vietato agli stati dell'eurozona di emettere criptovalute che sarebbero in concorrenza con l'euro.
In Svizzera stanno anche studiando la creazione del criptofranco. Anche questo paese è al di fuori della zona euro, quindi non vi sarebbe alcun conflitto con la Banca centrale europea. 
Le Isole Marshall sono un piccolo paese situato nel Pacifico meridionale che ha lanciato la sua propria criptovaluta, chiamata Sovereign. Questo criptoattivo può essere utilizzato in sostituzione del dollaro USA nel territorio dell'isola.
Anche Il governo israeliano sta valutando l'emissione di una criptovaluta locale che abbia lo stesso valore della sua valuta tradizionale, lo shekel. I trasferimenti e i pagamenti con la criptovaluta sarebbero effettuati direttamente tra due cittadini, senza l'intervento di terzi.
A Dubai, vogliono implementare un nuovo meccanismo di pagamento per i servizi governativi e non governativi attraverso una criptovaluta locale, chiamata emCash. L'obiettivo è sfruttare la tecnologia blockchain per rendere le transazioni finanziarie più economiche, veloci e sicure.
La Cina è la seconda più grande economia del mondo e anche se la sua banca centrale e il governo hanno mostrato posizioni contro l'adozione delle criptomonete, il paese ha mostrato interesse mediante l'emissione di una propria criptovaluta, che unisce le caratteristiche principali di un criptoattivo con il sistema monetario attuale del paese.
Questi non sono gli unici paesi che hanno mostrato interesse ad avere la loro criptovaluta, ma sono quelli che hanno fatto il maggior numero di passi in quella direzione. Altri, come il Giappone, il Kazakistan e la Cambogia stanno analizzando la ipotesi di fattibilità per fare un'offerta pubblica iniziale per la sua nuova moneta criptoactivo.
Alcune criptomonete sono state create con l’obiettivo di evitare le fluttuazioni del mercato e sono state indicizzate a valute utilizzate a livello internazionale, come ad esempio, l’euro e il USD. Questi tipi di criptomonete sono chiamate Stablecoins o monete stabili. Una moneta vale un dollaro, un peso o anche un'oncia di un metallo prezioso. In questo tipo di criptomonete sta probabilmente il futuro dei mercati finanziari e monetari per sostituire le banconote che non hanno più nessun supporto e sono stampate a discrezione dei paesi per coprire i loro debiti.

Un caso europeo di embargo sui conti bancari: è così che mi hanno portato alla rovina!

Le autorità fiscali europee approfittano di tutte le opportunità per sequestrare dei soldi. Gli esempi sono diversi e non di rado i cittadini subiscono sequestri di conti bancari, beni e titoli che sono ingiusti e che non si riesce a risolvere neanche con l'aiuto di avvocati specializzati, perché la burocrazia fiscale sembra essere molto ben organizzata a scapito dei cittadini.
Uno dei casi in cui un'autorità fiscale europea ha distrutto la reputazione ed ha portato alla rovina di un cittadino è quello successo all'italiano Francesco.
Questo imprenditore ha deciso di chiedere un prestito di EUR 23.000 e quattro mesi più tardi ha scoperto che la seconda parte di tale prestito era stata confiscata da un'autorità fiscale europea, senza previa notifica, per via di un presunto debito con il fisco. Il suo incubo non finì qui, perché da quel momento cominciarono ad apparire altri presunti debiti verso il fisco che aumentarono il suo debito complessivo fino a 15 mila euro.
L'imprenditore si è avvalso dell'aiuto di un commercialista per presentare la documentazione necessaria che dimostrava che non aveva commesso alcun crimine e che il sequestro del denaro era ingiusto; ma i funzionari dell'autorità fiscale ignorarono la sua richiesta. Il problema crebbe quando, agli occhi della banca, Francesco era diventato un grande debitore ed era entrato nella lista nera del credito. Pertanto, la banca chiese all'imprenditore di restituire immediatamente tutti i prestiti ricevuti, oltre agli interessi.
Disperato, Francesco andò da avvocati specializzati che trovarono gravi errori procedurali nel suo caso, uno dei quali fu che non gli diedero nemmeno il termine di legge di 60 giorni di tempo per poter opporsi al sequestro del denaro.  Anche la moglie di Francesco ha perso il lavoro e la sua vita familiare è crollata. Poi, l'imprenditore ha deciso che doveva cercare altri modi e ha scelto di non pagare piú le tasse. Dice che si sente in pace con la sua coscienza e che lo Stato non vedrà più neanche un centesimo dalle sue tasche.
"Il problema" - afferma l'avvocato Giovanni Caporaso Gottlieb, Caporaso & Partners - "è che la burocrazia è lenta e che i cittadini colpiti dal provvedimento nel frattempo  possono morire di fame perché i giudici dell'esecuzione non adottano nessuna misura in difesa del contribuente. 
Ho qui l’esempio di un caso simile di un cliente di Panama’ che ha chiuso la propria attività nel 1997 (22 anni fa!), Nel 2005 esce una nuova legge che riforma la previdenza sociale,  e che attiva un nuovo sistema di registrazione,  il  Sipe,  nel  cuale nel 2012 viene migrata  per errore La compagnia del mio cliente.  Non si sa come e perché le vengono fatturati contributi a carico per gli anni   2012 e 2013, quando ovviamente la società non funzionava da tempo, oltre al fatto che il mio cliente è attualmente un dipendente pubblico. Nel Ottobre 2018 un Giudice esecutore notifica  (al vecchio indirizzo che la societa´ aveva 22 anni fa e che oggi non existe piu’) il sequestro e pignoramento dei  conti bancari di 20 mila dollari e invia il caso a giudizio  penale (per presunta appropriazione indebita di contributi sociali a carico del datore di lavoro) . Ora, il mio cliente ha l'account sotto sequestro ,  e rischia una procedura penale che fortunatamente siamo stati in grado di fermare temporaneamente, e adesso deve dimostrare che si trata di un errore commesso dallo stato. Ovviamente, per dimostrarlo, è necessario presentare documenti dello Stato stesso, che certifichino e dimostrino l'errore. Giá Sono poassati 4 mesi e penso che ci vorranno altri 6 mesi. Ora mi chiedo: è questa giustizia? E cosa sarebbe successo se il mio cliente avesse avuto bisogno dei 20mila dollari per mangiare?”
 Il quotidiano panamense  La Prensa ha pubblicato un articolo su Sipe - "Gli investimenti in tecnologia dovrebbero dare come risultato che le persone fanno le cose in maniera più semplificata, sicura ed economica. Nel caso di Panama, in meno di un decennio, sono stati stanziati oltre 14 milioni di dollari per lanciare la piattaforma del Sistema de Ingresos y Prestaciones Economicas (SIPE) e del Fondo di previdenza sociale (CSS), ma questo non é  sboccato in una struttura solida  o un modo sicuro per fare una procedura. Piuttosto è diventata una fragilità. Il caso, anche se arido, è serio. Tempo, denaro e sforzi persi. Questo è ciò di cui parlano i datori di lavoro che hanno utilizzato lo strumento tecnologico ".
Attraverso questo sistema sono stati sottratti  300 milioni di dollari, ma i direttori della CSS difendono il SIPE e sostengono che la colpa é dei  sistemi delle istituzioni, ma é una risposta puerile perché quelli che commettono i furti sono i funzionari e non le istituzioni.  Il SIPE è stato acquistato e installato nel 2008. È un sistema che in teoria avrebbe facilitato il processo di presentazione delle dichiarazioni di pagamento  da parte dei datori di lavoro. I funzionari hanno abusato delle loro facoltá  e dal 2015  é in corso un audit sul furto. 
In entrambi i casi, se avessero investito il denaro in  criptomonete invece di tenerlo in banca, ai contribuenti non sarebbe successo   niente di tutto questo, perché non sarebbe stato possibile confiscare il loro denaro.

Come evitare il sequestro di conti bancari e titoli?

1. Effettuare prelievi giornalieri per lasciare conti bancari con un saldo minimo o intestare i conti bancari a nome di un parente o di un amico. Ma devi stare attento! È sempre bene firmare un documento privato per garantire il ritorno delle somme depositate. Se hai bisogno di aiuto per la stesura di un contratto legalmente valido puoi contattare lo studio legale Caporaso & Partners all'indirizzo [email protected]
Tuttavia, questo stratagemma può servire a salvaguardare ciò che è già presente nell'account in quel momento, ma non le somme che verranno pagate in seguito al sequestro, a meno che non venga richiesto un metodo di pagamento diverso.
2. Co-gestisci l'account con un membro della famiglia. Ciò consente di risparmiare il 50% di quanto è presente nell'account al momento dell'embargo e permette inoltre di risparmiare il 50% in caso di un sequestro della Amministrazione finanziaria che non può ricorrere al embargo del 100% degli importi senza intervento di un tribunale.
3. Lascia solo il salario o la pensione sul conto bancario. Il salario in generale può essere pignorato solo per il 20% del suo valore totale. La pensione non può essere sequestrata sotto il limite minimo vitale e ciò che rimane al di sopra di questo limite minimo può essere sequestrato solo nella misura di 1/5. Se il debitore può dimostrare che sul suo conto confluiscono solo il salario o la pensione, può limitare i danni del sequestro alle quantità sopra menzionate. 
4. Aprire altri conti bancari, all'estero, dove è possibile ricevere trasferimenti di denaro che saranno più difficilmente sequestrabili.
Ovviamente stiamo analizzando i casi internazionali più eclatanti, ma quanti piccoli casi, di cui nessuno parla, hanno portato alla morte economica di una persona, una famiglia o un'azienda?

Intervento straniero, colonizzazione monetaria e controllo dei gruppi economici

La guerra economica “pulita” viene eseguita con tariffe doganali, protezione del mercato e finanziamento alle imprese nazionali. Negli ultimi decenni gli Stati Uniti ed altri paesi colonizzatori dell'Unione Europea hanno creato una nuova guerra economica con sanzioni, blocchi economici e embarghi di conti bancari, titoli, beni e proprietà dei Governi le cui politiche non li favoriscano. Questo tipo di guerra è molto più efficace di quella delle bombe e dei missili e spesso lascia più vittime. Abbiamo già visto il caso delle sanzioni e di come alcuni governi intendono reagire creando una criptovaluta che può sfuggire ai controlli delle potenze coloniali. Ora analizziamo i casi di blacklist e neocolonialismo monetario. Queste sono due armi letali sviluppate per controllare l'economia delle aree di interesse per i colonizzatori. So che sembra antiquato usare il termine colonialismo in questo secolo, ma sfortunatamente il neo-colonialismo si sta sviluppando e sta alimentando una nuova guerra fredda che coinvolge Stati Uniti, Unione europea, Russia e Cina.
Le liste nere sono state create, in teoria, per combattere il riciclaggio di denaro sporco, il finanziamento al terrorismo, il terrorismo, il traffico di droga e più in generale le attività criminali. In pratica, le liste nere sono usate come mezzo di pressione politica e spesso preludono a sanzioni, embarghi e blocchi. Il colonialismo monetario è invece un'arma furtiva, che gradualmente penetra in un territorio e permette a chi controlla la valuta di poter esercitare tutte le pressioni politiche che desidera.

Cos’ è la lista Clinton?

Il più grande esempio di abuso internazionale, è la lista Clinton, in quanto i suoi effetti non sono limitati solo all'interno della frontiera di un paese, ma al contrario è la unica lista nera che include persone, imprese e governi e che ha addirittura la potenzialità di ridurre in miseria chiunque. 
La Lista Clinton è stata creata nell'ottobre 1995 ed è tuttora attiva, secondo l'ordine esecutivo 12978, emanato dal presidente Bill Clinton come parte di una serie di misure nella guerra alla droga e al riciclaggio di denaro. L'elenco è emesso dall'Ufficio per il Controllo dei Beni Stranieri (OFAC) del Dipartimento del Tesoro. Gli individui o le persone giuridiche che appaiono su quella lista nera non possono effettuare transazioni finanziarie o mantenere attività commerciali con gli Stati Uniti e le società di quel paese che hanno una relazione con loro commettono un reato
Attualmente l'elenco è composto da centinaia di persone fisiche e giuridiche, provenienti da tutto il mondo, che hanno avuto contatti diretti o indiretti con il traffico di droga, il terrorismo e il riciclaggio di denaro, tra gli altri crimini. Sfortunatamente, decine di innocenti sono finiti in quell’elenco ed hanno perso la loro reputazione, il loro patrimonio e sono rimasti bollati come delinquenti.
Una delle persone che riuscì a lasciare la Clinton List fu l'uomo d'affari colombiano Carlos Andrés Palacio, inizialmente accusato di traffico di droga; ma, in seguito, il governo degli Stati Uniti riconobbe che si trattava di un errore. Nel novembre 2014, la sua azienda, Colombiana Biofuel, è stata associata al traffico di droga ed al riciclaggio di denaro sporco. Palacio ha messo insieme i soldi, è ricorso ad avvocati specializzati e, dopo due anni di lotta, nel mese di febbraio 2017, gli Stati Uniti hanno tolto la sua azienda dalla lista nera, anche se l’imprenditore afferma che ormai i danni fatti alla sua reputazione sono irreparabili.
Un altro esempio che mostra che chiunque è esposto a essere incluso, ingiustamente, nella Lista di Clinton è quello della colombiana Rosa Amelia Giraldo Arango. Questa donna aveva un piccolo negozio, situato in un settore chiamato Calle Vieja, a Bello, a Medellín, in Colombia. Il suo incubo è iniziato il 26 agosto 2009, quando è andato a ritirare il suo sussidio da Familias en Acción. Quel giorno la mandarono nell'ufficio del direttore del Banco Agrario, che le comunicò che il suo conto su cui riceveva le sovvenzioni era stato bloccato perché il suo nome e la sua carta d'identità comparivano nella Lista di Clinton. La Giraldo non aveva mai sentito parlare di quella lista nera in vita sua, ma da quel giorno imparò, nel peggiore dei modi, cosa voleva dire essere incluso in quella lista.
Rosa ricorse a diversi uffici, cercando una possibile spiegazione; ma sempre le risposero con le stesse parole: lo Stato colombiano non aveva il potere di rimuoverla dalla lista, anche se era molto evidente che si stava commettendo un'ingiustizia. Il numero della carta di identità stava nella lista nera, ma il suo secondo cognome non corrispondeva con quello della donna che secondo gli Stati Uniti, era legato al spacciatore Elmer Pacho Herrera ed ai fratelli Miguel e Gilberto Rodríguez Orejuela.
Rosa smise di ricevere la sovvenzione e il suo negozio cadde in disgrazia. La burocrazia colombiana comunque ci metteva del suo, perché rispose alla signora di 40 anni, che quello che doveva fare era di "avviare un procedimento dinanzi all'Ufficio Controllo dei Beni Stranieri (OFAC), allegato al dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti."
Disperata, Rosa ricevette aiuto da dove meno me se lo aspettava. Una giornalista portò la sua storia in televisione e, poco dopo, la Corte costituzionale revocò il giudizio del tribunale di Medellín, per il quale Rosa fu nuovamente in grado di ricevere aiuti dallo Stato; ma il suo nome rimase incluso nella Lista di Clinton e il danno alla sua persona fu totalmente irreparabile.
Uno dei casi più commentati e ancora dibattuto nei tribunali è il panamense Abdul Waked, del gruppo Wisa. I problemi per il proprietario di maggioranza di un gruppo di negozi duty-free è cominciato il 5 maggio 2016. Da quel giorno è stato incluso nella lista Clinton, perché l'OFAC ha bollato Waked e Wisa Group, Vida Panama (zona di libero scambio) e Balboa Bank &Trust come organizzazioni dedite al riciclaggio di denaro proveniente da traffico di droga.
Secondo l'OFAC, l'organizzazione ha utilizzato schemi di riciclaggio di denaro basati sul commercio, come la falsa fatturazione commerciale, il contrabbando di denaro in contanti e altri metodi per riciclare il i proventi del traffico di droga.
Waked non ha mai ricevuto un'accusa criminale formale negli Stati Uniti, ma le sanzioni amministrative imposte dall'OFAC hanno affondato i suoi affari.
L'imprenditore ha deciso di reagire e con l’appoggio di due studi legali specializzati, ha fatto causa ed ha chiesto al governo di Panama e alla Banca centrale di Panama un risarcimento di oltre 1260 milioni, per i danni ricevuti al essere incluso ingiustamente nella lista nera di Washington.
Nel suo ricorso, Waked chiesto un risarcimento danni per lucro cessante, danni conseguenti e danni morali subiti per le condizioni in cui è stato costretto a vendere il Soho Mall. La battaglia legale non è ancora finita.

Come uscire dalla lista di Clinton?

C'è qualche via d'uscita dalla lista di Clinton? La risposta è sì, ma tale persona fisica o giuridica deve avere sufficienti mezzi di prova per dimostrare che non ha alcuna relazione diretta con i criminali, siano essi spacciatori, terroristi, ecc.
Se avete dubbi sul fatto che voi o la vostra azienda siano stati inclusi nella lista Clinton, allora è meglio verificare e intraprendere un'azione legale per cancellare il suo nome, il nome della società e, molto importante, evitare pene e le sanzioni economiche. Purtroppo essere incluso nella lista Clinton non solo danneggia il buon nome, ma significa anche la morte commerciale negli Stati Uniti ed in altri paesi, oltre a correre il rischio di affrontare un procedimento penale e, quindi subire entrambe, le sanzioni economiche e la privativa di libertà.
Lo studio legale Caporaso & Partners può aiutarla con la revisione della Lista di Clinton e le successive procedure legali necessarie per uscire dalla Lista di Clinton. Ci può contattare all'indirizzo email: [email protected]

La dollarizzazione come colonizzazione economica

Il dollaro USA continua a mantenere il suo status di principale valuta internazionale lontano dai suoi concorrenti più forti (Euro, Yen e Yuan). Questa persistente egemonia come valuta di riferimento mette gli Stati Uniti al centro del sistema economico e finanziario mondiale.
Allo stato attuale, otto paesi in tutto il mondo usano il dollaro come moneta ufficiale: Isole Marshall, Ecuador, El Salvador, Stati Federati di Micronesia, Panama, Palau, Timor Est, Zimbabwe. Ciò nonostante, ci sono indicazioni che la supremazia del dollaro potrebbe essere in pericolo, poiché sempre più nazioni cercano soluzioni finanziarie alternative, tra le quali emerge l'uso crescente di criptovalute. Inoltre, gli analisti concordano sul fatto che gli accordi commerciali bilaterali e multilaterali potranno essere il fattore principale che porterà ad un indebolimento del dollaro nel commercio internazionale.
Comunque, gli esperti chiariscono che non sarà facile porre fine al dominio del dollaro, poiché ha ancora un'influenza considerevole sull'economia globale.

Il franco coloniale: un altro esempio di colonizzazione economica

Un'altra valuta chiave nella moderna colonizzazione economica è il franco CFA. Dal 1945, dopo gli accordi di Bretton Woods, la Francia ha il controllo sulla valuta utilizzata da 155 milioni di persone in 15 paesi africani. Attualmente, il CFA mantiene la parità con l'euro (1 euro equivale a 655 franchi CFA). Questo gli dà una stabilità che altre valute non hanno. In cambio, queste 15 nazioni hanno l'obbligo di depositare la metà delle loro riserve nella Banca centrale francese. Il franco CFA garantisce gli investimenti francesi in Africa, il rimpatrio di capitali e l'importazione di materie prime da parte della Francia, ma il commercio inter-africano è bloccato.
La libera trasferibilità delle entrate ha trasformato l'Africa in un finanziatore dell'Europa in generale e della Francia in particolare. Secondo l'economista senegalese Demba Moussa Dembélé, la fuga dei capitali africani in Europa può essere fissata a 850 miliardi di dollari tra il 1970 e il 2008.
I detrattori di questo patto lo considerano un "nazismo monetario" e affermano che i politici africani sono servili e non vogliono separarsi dalla capitale francese per continuare ad aumentare le loro fortune personali. Data questa complessa realtà, in alcuni settori africani cresce l'interesse a utilizzare le criptovalute, che sfuggono al controllo di Parigi. Questo passo potrebbe aiutare a migliorare le depresse economie africane.

Come può un governo difendersi da un embargo su un conto bancario o titoli e valori?

Gli embarghi di conti bancari e titoli e valori non riguardano solo le persone e le società, ma anche, in alcuni casi, i governi. Queste azioni costituiscono una minaccia per la strategia progettata da un paese rispetto al suo debito estero se la conseguenza del sequestro distorce il commercio del paese convenuto.
Se le banche centrali estere fossero solo sfiorate dalla preoccupazione che le loro attività negli Stati Uniti potrebbero essere oggetto di sequestro da parte di contendenti privati, potrebbero ritirare le loro attività in dollari in questo paese destabilizzando sia dal dollaro, sia il sistema monetario internazionale.
Un embargo totale è una delle misure che ha messo sul tavolo la Amministrazione Trump per rovesciare il governo di Nicolas Maduro dato che gli Stati Uniti sono uno dei principali acquirenti di petrolio venezuelano e l'embargo potrebbe pesare ancora di più sulla economia già indebolita di Caracas. Trump ha anche ordinato il congelamento dei conti bancari del Venezuela negli Stati Uniti e ha dato il controllo di quei fondi all'autoproclamato presidente Juan Guaidó. Non sarebbe la prima volta nella storia che Washington applica una misura simile.
Dal 1962 gli Stati Uniti hanno mantenuto un rigido embargo economico, finanziario e commerciale su Cuba. Le continue sanzioni e l'impossibilità di accedere al mercato degli Stati Uniti sono stati identificati da L'Avana come una delle cause del cattivo stato dell'economia e della finanza dell'isola caraibica. I danni sono miliardari e l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha chiesto per più di due decenni la fine dell'embargo, ma Washington ritiene si tratta di una questione bilaterale e addirittura con l'Amministrazione Trump le sanzioni a Cuba si sono inasprite.
La Corea del Nord è un altro "asse del male" paese che ha ricevuto sanzioni economiche dagli Stati Uniti sin dagli anni '60. Queste sanzioni sono state attenuate più volte, in coincidenza con periodi di distensione tra i due governi. Nel 2013, dopo l'espansione del programma nucleare della Corea del Nord, sono tornati sanzioni per le forniture di armi e per il sistema finanziario, di modo che è cresciuta di nuovo la tensione nella penisola. Tuttavia, la Amministrazione Trump ha accettato di parlare con il leader Kim Jung-Un e per la prima volta in oltre 60 anni, i presidenti di entrambi i paesi si sono riuniti in un incontro al vertice. Tra gli accordi dello storico incontro di Singapore si notano progressi nel processo di denuclearizzazione, in cambio della revoca delle sanzioni; ma gli esperti dubitano dell'esito finale di questa trattativa.
Il conflitto tra Iran e Stati Uniti risale al 1979, quando la rivoluzione islamica depose lo scià dell'Iran. Washington ha immediatamente imposto sanzioni. Il braccio di ferro tra i due paesi si è prolungato per quasi quattro decenni. Negli ultimi anni, l'Iran ha visto come in modo unilaterale, gli Stati Uniti hanno sospeso il trattato che fu firmato da Obama e reimposto una serie di sanzioni come il divieto di attività interbancaria, la perdita di licenze di esportazione e l'esportazione di attrezzature negli Stati Uniti. Tutto questo perché Washington, a differenza dei suoi alleati europei, ritiene che Teheran continui a progredire nella produzione di armi nucleari.
Anche la Russia è entrata nel gruppo di paesi sanzionati da Washington e l'Unione Europea, in questo caso per l'annessione della regione di Crimea, dato che Mosca aveva presumibilmente violato la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina. Le sanzioni sono state emesse contro società e funzionari russi.
Un paese che ha subito sanzioni commerciali molto forti che successivamente furono ritirate completamente dopo essersi inchinando agli interessi dell'America e dell'Occidente per poi ereditare una guerra civile e l'Iraq. Dopo l'invasione del Kuwait nel 1990 e su pressione degli Stati e sotto l'egida del Consiglio di sicurezza, si imposero sanzioni che comprendevano il divieto di importazione delle merci, tranne cibo e medicine, e l'esportazione di petrolio e prodotti petroliferi e suoi derivati. Dopo l'invasione del 2003, con il pretesto delle armi di distruzione di massa mai trovate, e dopo la caduta di Hussein, Washington decise unilateralmente di abolire le sanzioni, perché ormai aveva il controllo del governo. Le Nazioni Unite hanno aspettato fino al 2010 per revocare completamente le sanzioni imposte due decenni fa.
Un altro paese che ha evitato nuove sanzioni, proprio per seguire le richieste degli Stati Uniti, è il Sudan. Dopo 20 anni di sanzioni economiche e commerciali, il governo del Sudan, ora guidato da Omar al Bashir, è riuscito a eliminare le restrizioni. Dal dicembre 2018, i manifestanti sudanesi che cercano di rovesciare il governo utilizzando le reti sociali come WhatsApp e Facebook, per organizzare le proteste che vengono fatte quotidianamente al fine di chiedere le dimissioni del leader. Ma dal momento che non c'è petrolio, gli Stati Uniti sono alla ricerca di affari in altri paesi. La Casa Bianca ha giustificato la sua decisione in quanto riteneva positive le misure adottate dal governo di Khartoum per la cessazione delle ostilità nelle zone di conflitto in Sudan, tra cui migliorare l'accesso umanitario e mantenere la cooperazione con gli Stati membri ad affrontare i conflitti regionali e la "minaccia terrorista".
La prima volta che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni al Sudan è stato nel 1997 durante l'amministrazione di William Clinton e sostenendo che il paese stava diventando uno stato sponsor del terrorismo in cui si nascondevano i terroristi più ricercati, tra cui Osama Bin Laden. Successivamente, durante il conflitto nel Darfur, queste sanzioni sono state aggravate e da allora il governo sudanese ha giustificato la sua cattiva situazione economica a causa di questo blocco.
Il Sud Sudan ha ottenuto la sua indipendenza nel 2005, ma la pace non è mai tornata in quella regione. Il Consiglio di sicurezza dell'ONU, sotto la pressione degli Stati Uniti, ha imposto continue sanzioni al paese. Stati Uniti stava da tempo chiedendo la adozione di misure e reclamando soprattutto un embargo sulle armi vista la mancanza di progressi nella risoluzione del conflitto scoppiato nel dicembre 2013 tra le forze del presidente Salva Kiir, del gruppo etnico Dinka, e quelle invece fedeli al suo allora vicepresidente, Riek Machar.
Entrambi hanno raggiunto un accordo di pace ad Addis Abeba nel 2015 che ha portato alla creazione di un governo di unità, ma nel 2016 la violenza è ripresa. Una cessazione delle ostilità è entrata in vigore in tutto il paese, ma da allora sia l'esercito che i ribelli si sono accusati a vicenda della continuazione degli attacchi. La Russia si è opposta a che il Consiglio di sicurezza si occupi di questo problema, in quanto ritiene che non sia opportuno imporre sanzioni quando le parti stanno negoziando per porre fine al conflitto.
Myanmar (Birmania) è un altro paese che è stato soggetto a sanzioni commerciali e ad embargo sull'acquisto di armi da parte dell'Unione europea, degli Stati Uniti e del Canada.
La UE accusò il Myanmar di aver commesso ripetute violazioni dei diritti umani in un'operazione militare nel nord-ovest del paese, che ha causato la fuga di circa 700.000 Rohingya musulmani nel vicino Bangladesh. Inoltre, l'ONU ha messo le Forze armate del Myanmar in una lista nera delle organizzazioni, in quanto sono accusate di violenza sessuale per aver praticato questo metodo brutale contro la popolazione Rohingya.
Un forte critico di Washington e dell'Occidente è la Bielorussia, un paese governato da oltre vent'anni da Alexander Lukashenko. Nel 2006, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a questo paese per la prima volta e che sono tuttora in vigore; invece, l'Unione Europea ha imposto sanzioni contro la Bielorussia per la prima volta nel 2004 in connessione con le sparizioni e ha introdotto l'embargo sulle armi nel 2011. Quattro cittadini di quel paese, secondo Bruxelles, sono legati alla scomparsa di due avversari politici, un uomo d'affari e un giornalista. A queste persone sono stati congelati i beni e la proibizione di viaggiare.
Nel caso di un governo il sequestro di conti bancari, delle attività, dei titoli e valori viene emesso o per ordine delle Nazioni Unite o di un paese, come nei casi di embargo emessi dagli Stati Uniti e diventano esecutivi in altri paesi, o perché sono alleati o sotto la minaccia di sanzioni contro coloro che non rispettano l'ordine imperialista.
Con i casi dell'Iran e ora del Venezuela vediamo che queste misure possono essere prese dai paesi egemoni, anche contro alcuni stati. Per proteggersi, questi paesi hanno trovato nelle criptovalute la migliore soluzione per aggirare le sanzioni economiche e continuare a commerciare.
 

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